Il rischio di Monti e Pd di deludere il nord per un po’ di civismo di troppo
Non sono un analista politico ma credo che quelli che speravano che questa campagna elettorale potesse essere diversa siano delusi. Ogni giorno la battaglia politica si fa più cattiva, brutta e noiosa. I motivi sono tanti, ma se si cerca di guardare con gli occhi del “nord produttivo” forse il motivo principale è che si è tornati ai soliti tic. Da una parte la sinistra, senza la spinta di Renzi, sembra non capire che chi vota Berlusconi e Lega molto spesso vuole solo meno burocrazia, meno tasse, meno spesa pubblica, una giustizia più efficiente e un mercato del lavoro più moderno. di Andrea Tavecchio Leggi Monti e Bersani, una controstoria di Claudio Cerasa - Leggi l'editoriale Vendola dista da Monti quanto Bertinotti da TPS. Finì male per Prodi
15 AGO 20

Non sono un analista politico ma credo che quelli che speravano che questa campagna elettorale potesse essere diversa siano delusi. Ogni giorno la battaglia politica si fa più cattiva, brutta e noiosa. I motivi sono tanti, ma se si cerca di guardare con gli occhi del “nord produttivo” forse il motivo principale è che si è tornati ai soliti tic. Da una parte la sinistra, senza la spinta di Renzi, sembra non capire che chi vota Berlusconi e Lega molto spesso vuole solo meno burocrazia, meno tasse, meno spesa pubblica, una giustizia più efficiente e un mercato del lavoro più moderno. Sembra essere tornato di moda il pregiudizio di tanti opinionisti – che considerano il voto a Berlusconi una strana deviazione di gente egoista che disprezza lo stato, le regole, la cultura.
Berlusconi, da parte sua continua a fare Berlusconi. Le spara grosse, anche se in modo non così irrazionale come scrivono i tipi di sopra, e getta così le premesse del suo, per fortuna molto eventuale, agire successivo al governo. Tante promesse mancate, anche perché mirabolanti, e un paese che si spacca perdendo il senso delle proporzioni e della convivenza civile. In nome di (o contro) Berlusconi si sono fatte mille idiozie e si è perso un sacco di tempo – in modo splendidamente bipartisan.
Berlusconi, da parte sua continua a fare Berlusconi. Le spara grosse, anche se in modo non così irrazionale come scrivono i tipi di sopra, e getta così le premesse del suo, per fortuna molto eventuale, agire successivo al governo. Tante promesse mancate, anche perché mirabolanti, e un paese che si spacca perdendo il senso delle proporzioni e della convivenza civile. In nome di (o contro) Berlusconi si sono fatte mille idiozie e si è perso un sacco di tempo – in modo splendidamente bipartisan.
La novità “Monti”, senz’altro positiva sia per l’innegabile prestigio internazionale che per l’approccio riformista dal suo governo, su tanti temi e dopo tanti anni, stenta, purtroppo, a trovare una esatta collocazione. Sembra che il Monti politico non abbia capito bene quale posto occupare in campo e giri un po’ a vuoto dopo un primo momento in cui era riuscito a fare passare il messaggio di lavorare per una forza moderata di stampo europeo. A me sembra che Monti non si sia fatto veramente politico, anche se usa in modo intelligente la polemica politica, e cerchi di supplire a questo baco iniziale con il “civismo”. Questa carta “tutta civica” rischia di essere il vero freno alla sua capacità di azione politica futura. Il nord – quello della nebbia nei polmoni – chiede da anni una politica attenta alle proprie istanze, non tanto meritorie “salite della società civile” ed è forse per questo che questa opzione non convince più di tanto nelle regioni settentrionali. Nessuno, in presenza di un quaranta per cento di indecisi, sa bene come finiranno le elezioni, ma penso di interpretare il pensiero di molti riformisti se dico che nel caso non ci fosse una chiara indicazione elettorale sia il momento di prendere atto che la transizione verso la Terza Repubblica è da completare perché non si sono ancora formate forze politiche, a vocazione totalmente europea, capaci di essere forza maggioritaria. Sarebbe un dramma tornare presto al voto? No, forse il contrario, se il Parlamento usasse questo tempo per mettere mano alla riforma del finanziamento ai partiti, facesse una legge elettorale meno pazza (il mattarellum?) e completasse il lavoro impostato dal governo Monti – troppo spesso dimenticato dallo stesso premier e dai suoi consiglieri politici – potrebbe rimandare gli italiani a votare presto e senza patemi d’animo e di spread. Abbiamo già dimostrato di avere forze politiche complessivamente responsabili, in casi di emergenza.
Tornando al nord, come aveva capito benissimo già Mussolini la battaglia per vincere nel paese è sempre passata e passerà, anche se si tornasse a votare, ancora una volta da queste parti. Gli opinionisti chic di cui parlavamo all’inizio farebbero bene a ricordare che Manzoni il sugo della storia lo fa fare al “piccolo” Renzo Tramaglino, imprenditore grazie agli sgravi fiscali per le start up della Repubblica di Venezia e a sua moglie. La gente che vota e votava Lega e Berlusconi, e lo dico da avversario, non sono pazzi antisociali ma spesso eredi di quella tradizione di buon senso e di lavoro onesto. Speriamo di poter scegliere, al prossimo giro, tra una sinistra modernamente riformista e non arroccata su una spesso inesistente superiorità morale e intellettuale e un “civismo montiano” più sicuro di sé, più maturo e quindi meno elitario.
di Andrea Tavecchio
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